Chi siamo

Glukùs in greco antico significa dolce, soave, piacevole. Il termine glicine trova, dunque, le proprie radici nel dolce e accogliente profumo del glicine.

Nel linguaggio dei fiori il glicine è simbolo di amicizia sincera, disponibilità e riconoscenza. Gli stessi valori che ispirano la nostra attività al servizio degli ospiti e che permeano le mura della Villa.

Fortemente voluta da Isabella e Giovanni, Villa Glicini è stata costruita come luogo di aggregazione, in cui sentirsi coccolati come a casa propria.

La Villa si trova a Lamezia Terme, in Calabria, nel cuore di una terra che fu Enotria, e poi Italia, Magna Grecia e terra bruzia, feudo prediletto di Federico II di Svezia. In una posizione ideale per esplorare le bellezze di una regione dalla storia antichissima, che speriamo di potervi raccontare.

Altro su Villa Glicini:

  • La forma architettonica esterna e gli interni sono stati curati da Stefano Cavedagna, noto antiquario e interior designer.
  • Villa Glicini si trova a pochi chilometri di distanza dall’Aeroporto Internazionale di Lamezia Terme e dalla stazione centrale di Sant’Eufemia – Lamezia.
  • Solo 70 km dividono Lamezia Terme da Tropea, uno dei borghi più conosciuti della Calabria. Bisogna, invece, percorrere soltanto 40 km per raggiungere Soverato, famosa per il suo mare cristallino e la produzione del tipico peperoncino calabrese. A soli 25 minuti dal porto di Vibo Marina per le vostre escursioni alle Isole Eolie.
  • Le Terme Caronte, note per le ottime acque sulfuree, sono raggiungibili in 10 minuti.

Altro sulla pianta del Glicine:

  • La leggenda italiana narra di una ragazza di nome Glicine, non bella per aspetto e quindi ripudiata dai suoi compaesani, che si rifugia sotto un grosso ramo nodoso all’apparenza privo di vita. Dalle lacrime della giovane sarebbero nati i fiori di glicine, il cui piacevole profumo ha donato conforto alla giovane.
  • Il Glicine ha, inoltre, ispirato alcuni versi di Pier Paolo Pasolini.

… e intanto era aprile,

e il glicine era qui, a rifiorire.

(…)

Prepotente, feroce

rinasci, e di colpo, in una notte, copri

un intera parete appena alzata, il muro

principesco di un ocra

screpolato al nuovo sole che lo cuoce …

E basti tu, col tuo profumo, oscuro,

caduco rampicante, a farmi puro

di storia come un verme, come un monaco:

e non lo voglio, mi rivolto – arido

nella mia nuova rabbia,

a puntellare lo scrostato intonaco

del mio nuovo edificio.

(…)

Tu che brutale ritorni,

non ringiovanito, ma addirittura rinato,

furia della natura, dolcissima,

mi stronchi uomo già stroncato

da una serie di miserabili giorni,

ti sporgi sopra i miei riaperti abissi,

profumi vergine sul mio eclissi,

antica sensualità…

Pier Paolo Pasolini

(da La religione del mio tempo, 1961)